martedì 25 agosto 2015

Fortissimo 2015



La maggior parte delle riviste, o delle persone in generale, ormai ha smesso di parlare di Fortissimo. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, le persone che conosco tutt'al più hanno un ricordo nostalgico di Balla Coi Cinghiali.
Non sto a spiegarvi che cos'è Fortissimo. Vi rimando direttamente al loro sito, così potrete assumervi da soli la fatica di informarvi.
Vi dirò solo che, come hanno giustamente (e ruffianamente) rimarcato i FASK (all'anagrafe Fast Animals And The Slow Kids), Fortissimo è "il più bel festival musicale d'Italia". Forse quest'affermazione è un po' una svaccata, ma qualche buona ragione per sostenerla c'è eccome:

1) è un festival piccolo. Niente movimenti difficili, organizzazione superba, cessi puliti. Niente striscioni della Red Bull o obbligo di comprare solo le bibite dello stand che finanzia il palco. Niente bevande daa prezzi superdilatati.

2) è un festival ecosostenibile. Pur essendo in culo ai lupi c'è la differenziata divisa in quattro cassonetti diversi

3) la location è stupenda. Se la musica non vi piace, potete sempre andare a fare delle passeggiate incredibili in uno dei posti più belli d'Italia. La Francia è a due passi.

4) la selezione musicale è sempre attentissima alle ultime novità del panorama alternative italiano. Sarà che forse sono dei bravi ragazzi, sarà che si fanno pagare poco, ma c'è da dire che, nonostante le difficoltà economiche, ormai da dieci anni l'organizzazione Balla Coi Cinghiali non fa mancare la possibilità di mettere sullo stesso palco (o sugli stessi palchi) l'undeground più in vista del calderone musicale italiano.

5) Si rimorchia/si tromba. Scusate la franchezza, ma ritengo che ogni festival debba offrire anche queste forme di divertimento. Per intenderci, forse la proposta del A Night Like This di Chiaverano (TO) sarà sicuramente più dignitosa, ma vi sfido a camminare per quel campo da calcio e fare colpo su una sola persona, senza l'outfit adeguato.

6) Si mangia bene. Non dimentichiamoci che lo slogan di Balla Coi Cinghiali era "come a Woodstock ma si mangia meglio".

Ecco il mio reportage, artista per artista

Fast Animals And The Slow Kids


Bravi, anzi, bravissimi su quel palco. Che grinta, che carica! "Che bel culo" dicevano anche le mie amiche, guardando il cantante. Ma si sa, gli uomini sul palco aumentano il loro fascino. Delle donne non ne parliamo neanche. Peccato che mi sia visto solo gli ultimi dieci minuti. Giusto in tempo per sentire A cosa ci serve. Gran pezzo, però sarà che a me il riff ricorda tante delle cose ascoltate negli ultimi dieci anni, persino i Nadar Solo. Efficacissimo però. Sembrano i Verdena, solo che sono meno bravi e cantano meglio, oltre ad avere decisamente molta più voglia di vivere. Il problema dei Fast Animals è che mi danno l'idea di quella band che ha tutte le carte in regola, compreso un background musicale (grunge, Verdena, Strokes, Neurosis eccetera) tanto valido da far sembrare ogni composizione priva di una vera intuizione, se non quella del ritornello o del riffone. I motivi per cui io non riesco a comporre, a quanto pare per i FASK non sono importanti. Ecco spiegato come siano una figata dal vivo e così insipidi in studio. Da non perdere d'occhio, comunque.


Appino



Il nuovo re dell'alternative italiano? Ma neanche per scherzo, dai. Da cantautore a rocker, col nuovo disco bisogna però dire che Appino ha fatto proprio una bella svolta.
Sul palco ha suonato bene. Mi aspettavo un concerto da schifo e mi sono ritrovato a ballare come un pazzo (eccetto per i pezzi rock. Appino deve capire che come rocker ormai fa cagare da una decina d'anni): sarà che il nuovo sound più dub riesce dannatamente bene su un buon impianto live, sarà che la scelta di un chitarrista per le parti soliste è discretamente azzeccata, sarà che avrà trovato un timbro vocale più adatto all'espressività della voce, sarà che l'isola di Utopia mi è proprio piaciuta. Insomma, un ottimo concerto. Incluso anche il dessert: un abbraccio da quello stesso figlio di puttana del cantautore, incrociato per strada, forse un poco ebbro (come il sottoscritto), al mio commento: "Gran bel concerto. Non me lo aspettavo, ma mi è piaciuto."



Bombino


Noioso. Il disco però non perdetevelo, Nomad è una figata, forse persino meglio dei dischi dei Tinariwen. Sono rimasto abbastanza ipnotizzato dall'approccio personale ed estremamente "verticale" della chitarra. Inadatto, ad ogni modo, ad un festival di questo genere. Ve lo raccomando da sobri, in un auditorium, è un genere di musica che richiede attenzione ed anche pazienza, se si vuole apprezzarla a fondo. Dobbiamo ancora farci l'orecchio.


The Skints


Che suoni, ragazzi. E che supergnocca. Impressionante anche il batterista in qualità di cantante principale. Il loro è un dub fortemente europeizzato - ed infatti sono di Londra. Una formula a tre voci: cantante batterista acutissimo, nella migliore delle tradizioni jamaicane, una voce femminile sensuale (che, trall'altro, si occupa anche di suonare contemporaneamente organo, tastiera e drum machine) ed un cantante chitarrista (il fratello di lei) dalla voce più grave. Ottima presenza scenica, ottimi ritmi. Il bassista hipsterorso, poi, è un vero metronomo. Da non perdere. Peccato solo per la chitarra, precisissima ma troppo poco sentita nelle parti soliste.



Africa Unite


Per l'amor del cielo, con tutto il rispetto per Bunna e Madaski, ma ne ho le palle piene. Me li sono sentiti di striscio. Sempre bravissimi, d'altronde ormai sono una formazione storica. Fanno la loro porca figura ma, non pigliamoci in giro, stiamo parlando di una "novità" che ha ormai almeno 15 anni.


Lo Stato Sociale


Sono migliorati, ma non abbastanza. Adesso vanno a tempo. La chitarra a volte è ancora imbarazzante. Quel che mi è sembrato di capire assistendo ad un concerto degli Stato Sociale è che il loro successo si basa proprio nel portare sui grossi palchi quegli atteggiamenti che le band liceali alle prime armi solitamente devono abbandonare, come raccontare un episodio pseudoamoroso con una ragazzina fan, suonare delle parti troppo difficili per l'esecutore, saltare sempre e senza motivo per fare scena, continuare a ripetere un riff all'infinito perché il cantante si è dimenticato il testo, ballare in maniera scordinata e così via. Alle ragazze questo piace. Semplicemente perché la sincerità tira quasi quanto il denaro, in camera da letto. Eppure i Marta Sui Tubi sono sempre stati sinceri, solo che sapevano suonare. Si chiama professionalità, in fondo. Anche gli Elio E le Storie Tese sanno fare i coglioni e fanno ridere. Purtroppo questo dimostra che la maggior parte delle ragazzine italiane "impegnate" di musica non capiscono proprio una sega.
Mentre li guardavo dall'alto (dopo un po' mi sono tolto dalla ressa) mi sono reso conto che, effettivamente, almeno quattro di loro sono dei bei ragazzi, e che le prime file pullulano letteralmente di ragazzine arrapate. Ecco spiegato il mistero del successo degli Stato Sociale: ce n'è uno per tutti i gusti, c'è persino il tipo "non proprio bellino ma che ci sa fare". Fortuna che hanno dalla loro parte i testi, che ogni tanto fanno ridere o riflettere, sennò il mio giudizio sarebbe solamente negativo. Devo ammettere che mi hanno fatto sinceramente sorridere. Che desolazione, però, se penso che Sziget gli americani hanno mandato i Queens Of The Stone Age, i NOFX, i National, gli inglesi hanno mandato i Prodigy...e noi gli Stato Sociale. Diamo per scontato che per il resto del mondo, ormai, noi italiani siamo quelli che non sanno tenere il tempo.

 
Etruschi From Lakota



Sempre più in vista, sempre più fiduciosi in loro stessi. Gli Etruschi From Lakota sono una band per cui vale quanto ho detto per gli Eugenio In Via Di Gioia, con la differenza che forse la loro proposta musicale è, a mio giudizio, un po' più interessante. Il cantante strilla che è un piacere, senza stonatura, il chitarrista "malpelo" macina riff dei Wolfmother e dei Led Zeppelin a non finire, la seconda voce armonizza morbidamente il canto in italiano. Ancora giovanissimi, per cui è naturale che alcuni testi siano ancora un po' ingenui, per quanto appassionati. Tuttavia, il loro show, denso di quella goliardia tipicamente toscana che io adoro, è stato non solo simpatico, ma decisamente energico.
Co co co cornflakes!


Se dunque il prossimo anno non avete i soldi, o meglio, vostro paparino non vi passa i soldi per il Primavera, o per lo Sziget, venite a Fortissimo. Costa poco (non relativamente alla proposta, 45 € comprensivi di campeggio per tre giorni) ed è probabile che chi suona abbia la vostra età, se non di meno, e che non sia abituato ai camerini né alle groupie, tanto da permettersi di venire a prendersi una birra al bar con voi.
Se tutto questo non vi piace e preferite mantenere la distanza, perché avete bisogno che il vostro idolo non esca dalla teca di cristallo in cui l'avete rinchiuso, rimanete liberi di farlo.
Altrimenti, venite pure a Fortissimo, dove il palco ed il festival sono tutt'uno.
Vedrete, ci si diverte lo stesso. Forse, persino di più.

P.S. Non venite in troppi. Sennò poi mi rovinate il festival.

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